Plek, il liutaio e la macchina.

Posted: giugno 22, 2010 in Chitarra Elettrica
Articolo per la Community di MusicOff.
www.musicoff.com

Macchina e tecnologia contro la mano dell’uomo, nell’intera storia dell’umanità il confronto con la nascita di nuove tecnologie è da sempre dietro l’angolo e mondo degli strumenti musicali e della chitarra, in quest’occasione, non ne sono certamente esenti.

Il laboratorio di Cloe Guitars di Genzano, vicino Roma, si fa portatore di questo nuovo ritrovato della tecnologia liuteristica chiamato Plek.

Invenzione partorita dalla mente di Gerd Anke e proveniente dalla Germania, il Plek permette di effettuare una rettifica dei tasti con precisione al centesimo di millimetro, offrendo così al chitarrista la possibilità di massima suonabilità dello strumento.

La macchina svolge il suo lavoro intervenendo in tre momenti grazie a tre utensili ben distinti. Dopo la tastatura della tastiera della chitarra effettuata dalla prima sezione della macchina viene fatta una diagnosi riproposta virtualmente al liutaio che, tramite l’utilizzo del computer può correggere le linee di tutti i tasti.

Il secondo step che la macchina affronta è quello della riproposizione delle direttive introdotte via computer dal liutaio, tramite una fresa appositamente studiata riesce a rettificare qualsiasi tasto grazie al riconoscimento della misura, small, medium o jumbo che sia.

L’ultimo passo è quello che riguarda la re-incisione dei capotasti, compito affidato ad una microfresa che sempre seguendo le direttive virtuali del liutaio andrà a modellare il capotasto così da assicurarci l’altezza esatta delle corde al primo tasto.

Miracolo della tecnologia può darsi, ma dietro a tutto quanto ci deve sempre l’occhio esperto di un liutaio, che in ogni parte dell’operazione manovra e controlla in prima persona il funzionamento del macchinario.

Le diverse critiche all’uscita del Plek si sono fiondate, come aquile sul topo, sulla perdita del lavoro fatto a mano forse senza tenere in conto le migliorie e i vantaggi che questa tecnologia può portare. La macchina, analizza studia ed esegue, ma non senza una ben precisa indicazione dell’artigiano che rimane sempre e comunque il detentore dell’esperienza accumulata in anni di lavoro. La macchina in questo caso fornisce solo nuove braccia al liutaio permettendogli di offrire al chitarrista un lavoro eccezionalmente preciso volto si a semplificare il lavoro di rettifica ma, in primis, a migliorare  suonabilità e prestazioni dello strumento.

Nell’era della digitalizzazione e virtualizzazione è ovvio che anche il mondo degli strumenti musicali subirà un restyling in questi termini, farsi portatori di bandiere quali “il buon vecchio lavoro manuale” può essere una buona idea solamente se poggiante su basi solide. Nel caso del Plek le critiche paiono un po’ velleitarie e l’unico fattore da valutare è il risultato finale.

Se realmente la precisione del macchinario di Anke può portare al chitarrista dei benefici che non paiono assolutamente promesse di miracolo, allora perché non volersene avvantaggiare?

A voi la risposta.

http://www.youtube.com/watch?v=YbbOAvB00nE&feature=player_embedded
Francesco Sicheri

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